giovedì 26 novembre 2015

L'imperialismo nella storia

Dato che la libertà di esprimere parole contro si è ridotta a zero, dato che c’è libertà di parola solo per chi si unisce al coro, noi "operai contro" siamo costretti a pubblicare per descrivere la realtà alcune pagine di uno scritto di cento anni fa “sull’imperialismo”.
Alcune domande sono di conseguenza.
Russia e Francia bombardando Raqqa e Mosul sono imperialisti?
E se stanno facendo una guerra imperialista perché non si può parlare delle responsabilità dei loro governi per quanto accade al centro delle loro nazioni?
Tante domande per chi ancora ragiona sulla realtà e non si fa “imbesuire”dalla propaganda.
Fonte: http://www.operaicontro.it/?p=9755734708
  Dato che la libertà di esprimere parole contro si è ridotta a zero, dato che c’è libertà di parola solo per chi si unisce al coro, noi operai contro […]

 IL POSTO CHE OCCUPA L’IMPERIALISMO NELLA STORIA

Abbiamo visto come l’imperialismo, per la sua natura economica, sia capitalismo monopolistico. Già questo solo fatto basta a determinare la posizione storica dell’imperialismo, giacché il monopolio, nato sul terreno della libera concorrenza, e propriamente appunto dalla libera concorrenza, è il passaggio dall’ ordinamento capitalista ad un più elevato ordinamento sociale ed economico.
Si devono distinguere particolarmente quattro tipi principali di monopolio o quattro principali manifestazioni del capitalismo monopolistico, che caratterizzano il corrispondente periodo.
Primo: il monopolio sorse dalla concentrazione della produzione in uno stadio assai elevato di essa. Si formarono allora le associazioni monopolistiche di capitalisti: cartelli, sindacati e trust.
Abbiamo già veduto quale enorme funzione essi compiano nell’attuale vita economica. Al principio del secolo XX essi acquistarono l’assoluta prevalenza nei paesi progrediti; e se i primi passi sulla via della cartellizzazione furono compiuti da paesi con alte dogane protettive (Germania, America), tuttavia, poco tempo dopo, anche l’Inghilterra, con tutto il suo sistema di libertà commerciale, mostrava lo stesso fenomeno fondamentale: il sorgere dei monopoli dalla concentrazione della produzione.
Secondo: i monopoli condussero all’accaparramento intensivo delle principali sorgenti di materie prime, specialmente nelle industrie più importanti e più cartellate della società capitalistica, quelle del carbone e del ferro.
Il possesso monopolistico delle più importanti sorgenti di materia prima ha aumentato immensamente la potenza del grande capitale e acuito l’antagonismo tra l’industria
dei cartelli e l’industria libera.
Terzo: i monopoli sorsero dalle banche. Queste si trasformarono da modeste imprese di mediazione in detentrici monopolistiche del capitale finanziario.
Tre o cinque grandi banche di uno qualunque tra i paesi più evoluti, attuarono I’ “unione personale” del capitale industriale e bancario, e concentrarono nelle loro mani la disponibilità di miliardi e miliardi che costituiscono la massima parte dei capitali e delle entrate in denaro di tutto il paese.
La più cospicua manifestazione di tale monopolio è l’oligarchia finanziaria, che attrae, senza eccezione, nella sua fitta rete di relazioni di dipendenza, tutte le istituzioni economiche e politiche della moderna società borghese.
Quarto: il monopolio sorse dalla politica coloniale. Ai numerosi «antichi» moventi della politica coloniale, il capitale finanziario aggiunse ancora la lotta per le sorgenti di materie prime, quella per l’esportazione di capitali, quella per le «sfere d’influenza», cioè per le regioni di profittevoli affari, —— concessioni, profitti monopolistici, ecc, e infine la lotta per il territorio economico in generale.
Quando, per esempio, le potenze europee occupavano con le loro colonie solo una decima parte dell’Africa, come era il caso ancora nel 1876, la politica coloniale poteva allora svolgersi in forma non monopolistica, nella forma, per così dire, di una «libera presa di possesso» di territorio.
Ma allorché furono occupati già nove decimi dell’Africa (verso il 1900), allorché fu terminata la divisione del mondo, allora com’era inevitabile s’iniziò l’età del possesso monopolistico delle colonie, e quindi anche di una lotta particolarmente intensificata per la spartizione e ripartizione del mondo.
È noto a tutti quanto il capitale monopolistico abbia acuito tutti gli antagonismi del capitalismo. Basta accennare al rincaro dei prezzi ed alla pressione dei cartelli. Questo inasprimento degli antagonismi costituisce la più potente forza motrice del periodo storico di transizione, iniziatosi con la definitiva vittoria del capitale finanziario mondiale.
Monopoli, oligarchia, tendenza al dominio anziché alla libertà. sfruttamento di un numero sempre maggiore di nazioni piccole e deboli per opera di un ristretto gruppo di nazioni più ricche o potenti: sono le caratteristiche dell’imperialismo che ne fanno un capitalismo parassitario e putrescente.
Sempre più netta appare la tendenza dell’imperialismo a formare «lo Stato dei rentiers», lo Stato usuraio, la cui borghesia vive esportando capitali e «tagliando cedole».
Sarebbe erroneo credere che tale tendenza alla putrescenza escluda il rapido incremento del capitalismo: tutt’altro. Nell’età dell’imperialismo i singoli rami dell’industria, i singoli strati della borghesia, i singoli paesi palesano, con forza maggiore o minore, ora l’una ora l’altra di quelle tendenze.
In complesso il capitalismo cresce assai più rapidamente di prima, sennonché tale incremento non solo diviene in generale più sperequato, ma tale sperequazione si manifesta particolarmente nell’imputridimento dei paesi capitalisticamente più forti (Inghilterra).
  1. Lenin 1916 edizioni Progress