martedì 30 agosto 2016

Lugano: Caso USI-Schulz

Un paio di osservazioni sul caso USI-Schulz che è stato oggetto (con lodi) anche di "sforzi editoriali" in un nostro quotidiano cantonale, come se il paese non avesse altro a cui pensare.
Allora:
- Per "violazioni minori del diritto d'autore e modalità scorrette di citazioni di fonti di minor gravità" si manda alla pubblica gogna un professionista che fra sei mesi potrà ancora insegnare (urégiatada !)
-Se gli stessi parametri fossero rigidamente applicati alle redazioni dei media (cartacei, gratuiti e radio televisivi) molto probabilmente avremmo azzerato la disoccupazione nel campo della comunicazione cantonale
- L'ateneo coinvolto, nonostante le scontate smentite di qualche suo dirigente, è (dalla nascita) feudo incontrastato e impermeabile di quella congrega di "unti del signore" che risponde alla sigla CL, nota anche come Comunione e Fatturazione, che certamente non brilla per osservanza del 7°,8° e 10° comandamento.
- Ergo l' inflessibile rigidità sul caso in esame della commissione etica di cotanta brigata (che fra l'altro usufruisce anche di sostegno pubblico) è perlomeno sospetta.
Voglio sperare che il professore sbertucciato ricorra fino alle massime istanze consentite, non tanto per solidarietà personale verso un professionista che non conosco, ma nel rispetto dello sport nazionale per eccellenza che recita:" Se tu mi devi 100 e vuoi darmene 50, accordiamoci per 75", che ha salvato e continua a salvare noti pezzi da novanta del nostro panorama insubrico.