domenica 22 novembre 2015

Raqqa come Dresda

“La Francia intensifica i bombardamenti su Raqqa”, “Bombardamenti a tappeto su Raqqa”, “In corso massiccio bombardamento russo”, “pioggia di missili dal mare: 18 “Kalibr” lanciati nelle province di Raqqa, Aleppo e Idlib”, “i russi testano il missile da crociera “Raduga”. La testata standard è di 880 libbre”(circa 400 kg).
Questi sono solo alcuni dei titoli di giornali degli ultimi 7 giorni circa i quotidiani bombardamenti francesi, russi, americani, inglesi in Siria e Iraq, in particolare su Raqqa.
Ma cosa è Raqqa? E’ forse un poligono di tiro disabitato, un’isola deserta nel Pacifico adibita internazionalmente a esercitazioni militari? E’ forse una zona della Siria disabitata che i combattenti dell’Isis hanno ripopolato per creare da zero il Califfato? No, è una normale città in cui l’umana gente per ragioni geoclimatiche ha deciso di insediarsi e nei secoli si è sviluppata fino a diventare una moderna città, una delle principali città della Siria.
Raqqa01
Raqqa per brevità, in realtà si chiama Ar-Raqqa come il governatorato di cui è il capoluogo. Dal 13 gennaio 2014 è stata proclamata capitale dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL). Gli abitanti della città sono circa 220mila, più o meno quanti ne ha una media città italiana come Brescia o Genova. A Raqqa vi sono, come in tutte le città, case, negozi, bar, ristoranti, strade e piazze, posti di ritrovo, fabbriche (l’ultimo censimento del 2010 ne contava 1831), scuole e università, e naturalmente uomini donne e bambini che vi abitano, lavorano, studiano. Nel suo centro ci sono l’ospedale centrale, e la banca centrale del governatorato, uffici e tribunale, come in tutti i capoluoghi di provincia nel mondo.
Ma forse oggi, dopo i bombardamenti occidentali, bisognerebbe dire che c’erano. Come i ponti sull’Eufrate o le dighe e le centrali elettriche. Raqqa è città di antichissima storia, che fine avranno fatto tutti i suoi monumenti di età babilonese, greca e romana? Le sue storiche moschee? In questo caso lo sdegno deve essere meno forte che per Palmira?
La densità di popolazione è inferiore alla media delle nostre città . Ma se si considera che una bomba d’aereo da 1000 kg crea crateri di 15 m di diametro, 11 di profondità e sparge schegge per 360 metri, senza contare l’onda d’urto in grado di abbattere i muri delle case, si può stimare che per ogni bomba sganciata almeno un terzo dei 110 abitanti per Km2 di Raqqa ne viene ogni giorno coinvolto. Quante case, scuole, ospedali, avrà interessato la “pioggia di bombe e missili” russi e francesi sulla città di Ar-Raqqa? Quante fabbriche sono diventate obbiettivo militare? Saranno riusciti a scappare gli operai? Quanti non ci sono riusciti durante un normale turno di lavoro e sono morti sotto le macerie? Quante donne e bambini di Raqqa, comuni abitanti intenti nelle loro quotidiane occupazioni, al lavoro o a scuola, sono stati fatti a pezzi finora, o lo saranno nei prossimi giorni, dalle bombe dei civili e democratici governi occidentali?
Fonte:http://www.operaicontro.it/?p=9755734609

sabato 21 novembre 2015

Socialdemocratici e rivoluzionari

Come distinguerli nella vita di tutti i giorni.

Ecco un esempio:

Il padrone annuncia: Per il bene comune dovete fare un passo indietro nelle vostre rivendicazioni.
Il socialdemocratico risponde: Bene,faremo la nostra parte fino al prossimo sacrificio.
Il rivoluzionario:Indietro? Neanche per prendere la rincorsa!

La realtà dimostra che agli operai non resta più neanche un millimetro per indietreggiare.

Allora?

Direi, fuoco alle polveri!

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Duemila anni di cristianità



"Duemila anni di cristianità e che abbiamo ottenuto? Poliziotti che cercano di tener insieme una merda che va in putrefazione, e che altro? Guerre a non finire, bombardamenti, grassatori per le strade, rapine, gente accoltellata, tanti pazzi che ne hai perduto il conto, non ci fai più caso, lasci che vadano in scorribanda per le strade, in divisa da poliziotti, oppure no."


Charles Bukowski,scrittore USA,1920/1994

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venerdì 20 novembre 2015

Marco Camenisch, detenzione soft?

Marco Camenisch emprisonné en Italie et en Suisse depuis 1991 et dont la peine devrait se terminer au plus tard en 2018 a été transféré dans une "prison ouverte" (où des congés pénitentiaires peuvent être octroyés). Voici sa nouvelle adresse pour lui écrire :
Marco Camenisch
PF 1
CH – 9466 Sennwald
(Switzerland

Fonte:http://www.secoursrouge.org/


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La prova più dura, quella della resistenza agli "agi" della democrazia.
Speriamo che non molli le braghe fino a diventare un Dimitri qualsiasi.

giovedì 19 novembre 2015

Ancora dopo Parigi (per l'ultima volta)...

In questi giorni abbiamo sentito, letto, ascoltato fino alla nausea la "solidarietà", l'orrore, la paura, la voglia di vivere (bella questa!) dei vip nazionali e oltre.

Bene, e poi? Qualcuno dei potenti che hanno manifestato il proprio dolore per Parigi farà sì che non si diano più 2000 franchi a chi lavora sodo tutto il mese? Si batta per premi di malattia equi rispetto al reddito? Si interroghi se un prato incluso nel Piano Regolatore possa restare tale e non soffocato da edifici R7 ? Agisca per decongestionare il Cantone dai lezzi del traffico motorizzato? Dica apertamente che chi arriva non è altro che gente che scappa dalle ingiustizie che NOI (loro!) abbiamo supportato per convenienza e affari? No, eh? Allora prendetevi la carneficina di Parigi e le prossime a venire ma, per favore, non rompete più i coglioni.

E vi va ancora bene, almeno fino a quando, anche nelle nostre contrade, non incontrerete qualcuno disposto a farvi "pelo e contropelo".

Gobbi nel governo federale?


Se mai il nostro arrivasse a tanto, cosa andrebbe a fare "ciccio formaggio" a Berna?




Nessun dubbio in proposito:
A imparare quattro lingue diverse!
Nell'ordine: Italiano, Francese, Tedesco, Romancio.
Il dialetto ticinese glielo diamo per buono

martedì 17 novembre 2015

Per togliere la spinta propulsiva al "terrorismo".


Dateci qualcosa di più carino del Capitalismo!


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Dopo il 1989 un mondo più giusto non è mai N A T O !

Un mondo dove chi ha tanto si preoccupa di chi non ha nulla e NON, come oggi, di cosa c'è sotto la terra che ospita gli indigenti.

L’immagine del terrorista che ora ci viene additata come quella del “nemico” da abbattere e’ il miliardario saudita che, da una tana nelle montagne dell’Afghanistan, ordina l’attacco alle Torri Gemelle; e’ l’ingegnere-pilota, islamista fanatico, che in nome di Allah uccide se stesso e migliaia di innocenti; e’ il ragazzo palestinese che con una borsetta imbottita di dinamite si fa esplodere in mezzo ad una folla. Dobbiamo pero’ accettare che per altri il “terrorista” possa essere l’uomo d’affari che arriva in un paese povero del Terzo Mondo con nella borsetta non una bomba, ma i piani per la costruzione di una fabbrica chimica che, a causa di rischi di esplosione ed inquinamento, non potrebbe mai essere costruita in un paese ricco del Primo Mondo. E la centrale nucleare che fa ammalare di cancro la gente che ci vive vicino? E la diga che disloca decine di migliaia di famiglie? O semplicemente la costruzione di tante piccole industrie che cementificano risaie secolari, trasformando migliaia di contadini in operai per produrre scarpe da ginnastica o radioline, fino al giorno in cui e’ più conveniente portare quelle lavorazioni altrove e le fabbriche chiudono, gli operai restano senza lavoro e non essendoci più i campi per far crescere il riso, muoiono di fame?

http://www.kelebekler.com 

Tiziano Terzani

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I reclutatori più abili del terrorismo sono il capitale finanziario e i suoi burattini nei governi di tutto il mondo "democratico".

Sempre Tiziano Terzani, in un carteggio con Oriana Fallaci:

A proposito, Oriana. Anche a me ogni volta che, come ora, ci passo, questa città mi fa male e mi intristisce. Tutto e’ cambiato, tutto e’ involgarito. Ma la colpa non e’ dell’Islam o degli immigrati che ci si sono installati. Non son loro che han fatto di Firenze una città bottegaia, prostituita al turismo! E successo dappertutto. Firenze era bella quando era più piccola e più povera. Ora e’ un obbrobrio, ma non perché i musulmani si attendano in Piazza del Duomo, perché i filippini si riuniscono il giovedì in Piazza Santa Maria Novella e gli albanesi ogni giorno attorno alla stazione.
E cosi’ perché anche Firenze s’e’ “globalizzata”, perché non ha resistito all’assalto di quella forza che, fino ad ieri, pareva irresistibile: la forza del mercato.